Le colonne
romane
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Se
il porto di Brindisi rappresenta l’opera naturale più
rappresentativa e leggibile della cartografia brindisina e del territorio
urbano, così le due Colonne Romane si pongono a giusta ragione quale
l’opera umana più emblematica della Città. Monumento, per
questo, chiamato a identificarsi da sempre quale simbolo e sintesi
architettonica di Brindisi, il più antico e misterioso del suo
articolato patrimonio culturale. Sono tre le
ipotesi tramandate sulle origini
delle colonne romane di Brindisi. Per
molti - ed è l'ipotesi
più accreditata dalla tradizione - si tratta di un monumento fatto
innalzare nel 110 circa d. C.
dall'imperatore Traiano, per celebrare - con il potenziamento del nostro
porto - la costruzione di una deviazione della via Appia per il tratto che da
Benevento conduceva a Brindisi, passando da Canosa, Ruvo, Egnazia; strada che
da lui fu detta Traiana o Appia-Traiana (ma anche Egnazia). La prima parte dell'originaria via
Appia era stata costruita nel Per altri
è un monumento eretto in onore di Ercole (il libico), al cui figlio
Brento i brindisini facevano risalire la rifondazione della città, e
il cui culto era molto vivo a Brindisi, come in tante altre città.
Ciò a somiglianza delle più famose colonne poste in Africa e in
Spagna, sull'attuale stretto di Gibilterra, che indicavano la fine del mondo
allora conosciuto.
Per altri ancora le colonne
sarebbero state volute dai Romani per premiare la lealtà dei
brindisini, che nel In
ogni caso le colonne sarebbero servite, per un certo periodo, evidentemente
prima che l'accesso al porto e la sua prima difesa fossero trasferiti
dall'attuale canale Pigonati all'isola di Sant'Andrea, come faro: tra un
capitello e l'altro fu posta una robusta traversa di bronzo con un fanale
dorato (opportunamente protetto e in grado di sopportare l'impeto dei venti)
al centro, per dare ai naviganti un
punto di riferimento e la possibilità di trovare riparo anche di
notte dalle furiose tempeste per le quali nell'antichità era famoso
l'Adriatico. La colonna superstite, di marmo bigio
orientale, è alta - come d'altronde quella caduta nel 1528,
trasportata a Lecce e modificata nel 1660 - m. 18,74, dei quali 4,44 di base,
11,45 per gli otto rocchi, 1,85 per il capitello e un metro per il pulvino.
Il suo capitello è adornato con quattro deità e otto tritoni e
foglie di acanto; il pulvino ha tre ordini di fregi.
Una prima
sistemazione della collinetta su cui sono le colonne romane fu
eseguita nel 1861, sotto il sindacato di Domenico
Balsamo, primo sindaco liberale di Brindisi, con la pavimentazione del
piazzale e la costruzione di una stretta scalinata, che assunse l'ampiezza
attuale in occasione della costruzione del Monumento Nazionale al Marinaio
d'Italia (1933). Ferdinando II
d'Aragona ordinò nel 1496
che sulle medaglie e monete che si coniavano a Brindisi s'incidessero le
colonne romane, in segno della lealtà immutabile dei brindisini, di
cui anch'egli, come Silla, Cesare e Ottaviano, aveva avuto prova. Su alcuni
esemplari furono aggiunte le parole FIDELITAS
BRVNDVSINA. Dopo un lungo periodo di assenza per restauro e
consolidamento della zona, la colonna
nel 2003 è tornata sulla scalinata che domina l'ingresso del porto
interno. Oggi
i componenti originali delle Colonna
cd. integra (capitello, pulvino,
ultimo rocchio) trovano la loro collocazione definitiva all’interno
del complesso monumentale di Palazzo
Nervegna-Granafei, all’interno di quella che fu sino agli anni
‘70 dello scorso secolo la sala dell’udienza della addizione
novecentesca della Corte d’Assise. La
scalinata in capo al quale si trova la colonna, prende il nome di SCALINATA VIRGILIANA, perché
qui vi morì il più grande poeta latino di tutti i tempi ,VIRGILIO il 21 settembre del DISTANZA DELLE “COLONNE
ROMANE” DAL NOSTRO BED AND BREAKFAST: 200 METRI |
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