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Le colonne romane

     capitello 2LA SCALINATA VIRGILIANACAPITELLO

Se il porto di Brindisi rappresenta l’opera naturale più rappresentativa e leggibile della cartografia brindisina e del territorio urbano, così le due Colonne Romane si pongono a giusta ragione quale l’opera umana più emblematica della Città. Monumento, per questo, chiamato a identificarsi da sempre quale simbolo e sintesi architettonica di Brindisi, il più antico e misterioso del suo articolato patrimonio culturale.

Sono tre le ipotesi tramandate sulle origini delle colonne romane di Brindisi. Per molti - ed è l'ipotesi più accreditata dalla tradizione - si tratta di un monumento fatto innalzare nel 110 circa d. C. dall'imperatore Traiano, per celebrare - con il potenziamento del nostro porto - la costruzione di una deviazione della via Appia per il tratto che da Benevento conduceva a Brindisi, passando da Canosa, Ruvo, Egnazia; strada che da lui fu detta Traiana o Appia-Traiana (ma anche Egnazia).

 La prima parte dell'originaria via Appia era stata costruita nel 322 a. C. dal censore Appio Claudio il Cieco per unire Roma a Capua, ma qualche decennio dopo la strada fu prolungata sino a Benevento e Taranto, conquistata nel 272. Sottomessa cinque anni dopo anche Brindisi, si rese necessario il prolungamento fino al nostro porto, realizzato molto probabilmente da Appio Claudio Pulcro, che fu console nel 213 a. C.

Per altri è un monumento eretto in onore di Ercole (il libico), al cui figlio Brento i brindisini facevano risalire la rifondazione della città, e il cui culto era molto vivo a Brindisi, come in tante altre città. Ciò a somiglianza delle più famose colonne poste in Africa e in Spagna, sull'attuale stretto di Gibilterra, che indicavano la fine del mondo allora conosciuto.                                                                                                                                 

Per altri ancora le colonne sarebbero state volute dai Romani per premiare la lealtà dei brindisini, che nel 214 a. C. - a differenza dei tarantini - non si erano arresi ad Annibale; o del brindisino Lucio Ramnio, in particolare, che nello stesso anno fece fallire il piano del re macedone Perseo, che voleva battere i Romani; o per premiare il contributo in denaro e soldati che Brindisi - con poche altre città - assicurò a Roma nella guerra contro i Cartaginesi anche dopo la disfatta di Canne.                                                        

In ogni caso le colonne sarebbero servite, per un certo periodo, evidentemente prima che l'accesso al porto e la sua prima difesa fossero trasferiti dall'attuale canale Pigonati all'isola di Sant'Andrea, come faro: tra un capitello e l'altro fu posta una robusta traversa di bronzo con un fanale dorato (opportunamente protetto e in grado di sopportare l'impeto dei venti) al centro, per dare ai naviganti un punto di riferimento e la possibilità di trovare riparo anche di notte dalle furiose tempeste per le quali nell'antichità era famoso l'Adriatico.

La colonna superstite, di marmo bigio orientale, è alta - come d'altronde quella caduta nel 1528, trasportata a Lecce e modificata nel 1660 - m. 18,74, dei quali 4,44 di base, 11,45 per gli otto rocchi, 1,85 per il capitello e un metro per il pulvino. Il suo capitello è adornato con quattro deità e otto tritoni e foglie di acanto; il pulvino ha tre ordini di fregi.                                                                                     

Una prima sistemazione della collinetta su cui sono le colonne romane fu eseguita nel 1861, sotto il sindacato di Domenico Balsamo, primo sindaco liberale di Brindisi, con la pavimentazione del piazzale e la costruzione di una stretta scalinata, che assunse l'ampiezza attuale in occasione della costruzione del Monumento Nazionale al Marinaio d'Italia (1933). Ferdinando II d'Aragona ordinò nel 1496 che sulle medaglie e monete che si coniavano a Brindisi s'incidessero le colonne romane, in segno della lealtà immutabile dei brindisini, di cui anch'egli, come Silla, Cesare e Ottaviano, aveva avuto prova. Su alcuni esemplari furono aggiunte le parole FIDELITAS BRVNDVSINA. Dopo un lungo periodo di assenza per restauro e consolidamento della zona, la colonna nel 2003 è tornata sulla scalinata che domina l'ingresso del porto interno.                                                                        

Oggi i componenti originali delle Colonna cd. integra (capitello, pulvino, ultimo rocchio) trovano la loro collocazione definitiva all’interno del complesso monumentale di Palazzo Nervegna-Granafei, all’interno di quella che fu sino agli anni ‘70 dello scorso secolo la sala dell’udienza della addizione novecentesca della Corte d’Assise.

La scalinata in capo al quale si trova la colonna, prende il nome di SCALINATA VIRGILIANA, perché qui vi morì il più grande poeta latino di tutti i tempi ,VIRGILIO il 21 settembre del 19 a.C. (calendario gregoriano), di ritorno da un viaggio in Grecia, secondo i biografi per un colpo di sole ardentissimo.   

DISTANZA DELLE “COLONNE ROMANE” DAL NOSTRO BED AND BREAKFAST: 200 METRI

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